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Coronavirus Italia - Statistiche & co.

In questi giorni molti si stanno esercitando con i numeri dell'epidemia da coronavirus. E i numeri iniziano a parlare. Anche perché, come si dice in statistica, “se li torturi abbastanza a lungo, prima o poi cedono e ti raccontano tutto”. Per poter capire esattamente cosa ci dicono, tuttavia, manca un elemento essenziale: il denominatore. Ossia il vero numero totale delle persone che finora sono state contagiate.

Cosa sappiamo e cosa no
Quello che finora sappiamo è il numero delle persone che sono state trovate positive al test, perché hanno manifestato direttamente la malattia oppure perché erano contatti diretti di persone a loro volta positive. Questo vale per tutti i Paesi coinvolti, a partire dalla Cina, per arrivare fino a casa nostra.


Quello che non sappiamo, invece, è il numero delle persone che sono venute a contatto con il virus, non hanno sviluppato la malattia (asintomatici) oppure hanno avuto sintomi così lievi da superare in scioltezza il contagio. Conoscere questo numero è fondamentale: purtroppo per ora non siamo in grado di farlo perché i test individuano la presenza del virus (quindi i soggetti infetti in quel momento) ma non gli anticorpi (che invece ci direbbero se un soggetto è stato contagiato e ha sconfitto il virus).

Coronavirus, perché non rispettare le raccomandazioni favorisce i contagi

Perché è importante conoscere il denominatore
Cosa cambia? Molto. Anzi, tutto. La virologa Ilaria Capua, qualche giorno fa, in un'intervista alla Stampa ha detto che i veri numeri del contagio potrebbero essere fino a cento volte superiori. Quindi in Italia avremmo già avuto quasi 400mila contatti con il virus, e non i circa 4.000 certificati finora. E in Cina parleremmo di 8 milioni di persone contagiate, non di 80mila. Perché cambierebbe tutto? Per esempio perché il tasso di letalità (che si calcola dividendo il numero dei decessi per il numero dei casi e poi moltiplicandolo per 100) precipiterebbe dal 3,4% allo 0,034%. Così come cambierebbe, spostando sempre di due posizioni la virgola, la percentuale dei soggetti che richiedono cure ospedaliere o un ricovero in terapia intensiva.


Per contro, se l'ipotesi di Ilaria Capua fosse vera, avremmo una diffusione del virus molto più rapida di quanto abbiamo finora ipotizzato. In linea, anzi un po' più veloce, con quanto accade ogni anno con l'influenza stagionale. Che nei momenti di picco, in Italia, cresce con centinaia di migliaia di nuovi casi alla settimana. Basta guardare il Rapporto InfluNet per vedere tutte le cifre.

L’immunità di gregge
La cosa potrebbe spaventare ma, anche in questo caso, non basta leggere i numeri: bisogna capire cosa ci stanno dicendo. Se avessimo già 400mila contagiati, e non solo i 4000 trovati positivi, avremmo in giro per l'Italia 396mila persone che, in presenza del virus, grazie agli anticorpi ne frenerebbero la corsa. Iniziando a far funzionare quella che viene chiamata “immunità di gregge”.

I numeri che stiamo vedendo adesso non sono quelli di oggi: il dato complessivo ci dice quante persone, nelle ultime 5-6 settimane, sono venute a contatto con il virus sviluppando una forma clinicamente rilevabile. Il dato dei nuovi contagi giornalieri ci dice invece quante persone, più o meno una settimana fa, hanno iniziato lo stesso percorso.
Può sembrare strano ma anche in Medicina, quando si tratta di comprendere l'evoluzione di un'epidemia, comanda la Matematica. Una Matematica molto particolare, chiamata Statistica Medica: perché come dicevamo all'inizio non basta elaborare e leggere i numeri. Bisogna saperli integrare con profonde conoscenze in campo medico che consentano di capire quello che i numeri stanno dicendo.

Frenare la corsa del virus
L'unica cosa certa, dettata anche dall'evidenza dei fatti, è che in questo momento è indispensabile frenare la corsa del virus per non mettere in crisi il sistema sanitario. E la cosa positiva è che ognuno può farlo, anche senza capire nulla di Statistica Medica, rispettando le regole che sono state più volte ripetute: lavarsi spesso le mani, stare a distanza di un metro dalle altre persone, niente strette di mano. Questo sì, che è facile da capire.

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